Chiesa Parrocchiale e Guglia

La Guglia Orsiniana, con i suoi 45 m di altezza, rappresenta la sintesi e l’emblema del paese

La Guglia della Chiesa Parrocchiale

Scheda di dettaglio

L'opera fu realizzata nel 1783 da Adriano Preite di Copertino, che sostituì con l'attuale, un'antica chiesa medioevale abbattuta. La chiesa appare rialzata di diversi gradini rispetto al piano stradale; è costituita da tre navate divise in quattro campate, con transetto, presbiterio e un'abside quasi semicircolare. Tutti gli ambienti sono coperti da volte a stella che, nella navata centrale, sono evidenziate da rosette scolpite e si susseguono intervallate da archi a tutto sesto che irrigidiscono la struttura. La navata centrale, più alta rispetto alle laterali, è illuminata da quattro finestre poste in ciascuna delle pareti rialzate. All'interno, entrando dalla porta Nord, si può ammirare un marmoreo fonte battesimale per immersione, secondo il rito orientale, realizzato nel XIV sec. e decorato con foglie di acanto e quattro angioletti. Nel braccio destro del transetto si trova l'altare di S. Veneranda, realizzato nel 1781 dalla famiglia Salomi; mentre a sinistra c'è quello del SS. Sacramento, del 1836. Lungo le pareti, settentrionale e meridionale sono collocati gli altari dell'Assunta, alla quale è intitolata la chiesa, e di S. Antonio. Lungo la navata laterale destra sono collocati gli altari dedicati alla Madonna dei Fiori, quello di S. Luigi, del 1836, e la cappella che ospita l'altare di S. Paolo, inquadrato da tre coppie di colonne tortili; per ultimo, l'altare di S. Francesco da Paola, alla cui destra si può ammirare un fonte battesimale del XVII sec. decorato in pietra leccese con puttini, ghirlande, foglie e fiori, sopra il quale si erge una piramide lignea contenente l'acqua lustrale. La navata sinistra ospita, invece, l'altare dell'Immacolata e quello della Madonna del Rosario. E' da notare anche il prezioso pergamo in legno di noce situato nella navata centrale, intagliato da Matteo Gervasio di Soleto nel 1703.

La Guglia Orsiniana, con i suoi 45 m di altezza, rappresenta la sintesi e l'emblema del paese. Fu realizzata nel 1397 da Francesco Colaci di Surbo, su commissione di Raimondello Orsini del Balzo, Conte di Soleto e Principe di Taranto, che fu instrumentum della politica pontificia ostile ai greci: la guglia era considerata come un atto di imposizione formale di un linguaggio esclusivamente latino in una comunità totalmente greca. Oggi la guglia è annoverata fra i monumenti nazionali del nostro paese. La leggenda del filosofo e alchimista Matteo Tafuri ci racconta di streghe che ricamavano febbrilmente la trama delle sculture, mentre schiere di diavoli alati, al lume di fiaccole, trasportavano i massi scolpiti, gli steli di colonne e gli architravi istoriati con l'intento di costruire il campanile in una sola notte; ma al canto del gallo quattro diavoli rimasero pietrificati sogghignanti ai quattro angoli del campanile, sulla balaustra merlettata del terzo piano. Fino al 1600 la guglia fu un campanile in quanto ospitò le campane, che furono poi spostate nella torre campanaria più bassa, al lato orientale della chiesa. L'edificio ha forma quadrata e racchiude in sé ben cinque ordini architettonici. Il piano-base è particolarmente spoglio ma le decorazioni crescono man mano che la torre s'innalza; il primo ordine, privo di finestre, è marcato da una cornice ad archetti trilobi, anche il secondo ordine è privo di finestre ma caratterizzato da una doppia cornice ad archetti trilobi. Nel terzo ordine compaiono le finestre bifore, numerosi motivi floreali, mensole e archi con teste scolpite; ogni bifora è divisa da una colonnina tortile che termina in una decorazione a forma di cuore innestata in un arco gemino trilobato. Il quarto ordine vede la ripetizione di queste decorazioni e le stesse finestre che però sono circondate da una balconata ornata. L'ultimo ordine è costituito da un tiburio ottagonale con una finestra bifora su ogni lato, sormontata da frontoni trapezoidali e colonnine angolari sostenenti leoni alati. Il cupolino conclusivo, precedentemente rivestito di mattoncini verdi e gialli, ed ora di pietra, ha forma sferica e risale al XVIII sec.


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